Discussione:
di chi era questa poesia?
(troppo vecchio per rispondere)
Ismaele
2016-09-07 18:58:19 UTC
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Raw Message
credo pirandello o d'annunzio....ricordo poche parole,che non so neppure se
sono giuste,l'ho letta 15 anni fa a scuola:

era dedicata alla madre, che rivede poco prima che lei muoia

"una creatura ...curva,sfinita,vinta........vedendola conosco un dolore che
mi sfonda il petto e mi allaga il cuore..."
b***@gmail.com
2017-08-24 23:15:25 UTC
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Raw Message
Post by Ismaele
credo pirandello o d'annunzio....ricordo poche parole,che non so neppure se
era dedicata alla madre, che rivede poco prima che lei muoia
"una creatura ...curva,sfinita,vinta........vedendola conosco un dolore che
mi sfonda il petto e mi allaga il cuore..."
d'annunzio, LE MURA DI PESCARA :

.....che per rientrare nel mio cuore mi sfondano il petto come se fossero divenute le armi dell’angelo implacabile. Tre gradini salgono alla quinta stanza, come tre gradini d’altare. E piena d’ombra, sotto la volta arcuata. Rimbomba. Il cuore batte le mura con l’urto cieco del destino. Il vasto letto la occupa, dove fui concepito e generato. Credo di udire dentro di me le grida di mia madre che, quando nacqui, non penetrarono le mie orecchie sigillate. L’odore indefinibile della malattia mi soffoca. Una mano mi tocca e mi fa trasalire. Una mano fredda mi piglia e mi trae verso la stanza sesta. È la sesta stazione: il sudario della Veronica. Una voce piana dice: «E là». Mi agghiaccia. La riconosco. È quella della serva ammirabile, della creatura fedele, nata dalle nostre glebe, allevata nella nostra casa, chiamata Maria. «E là.» È mia madre?Una povera cosa curva, una cosa informe, una cosa di miseria e di pena, abbassata, umiliata, perduta. E' mia madre? Mi trascino ai suoi piedi, striscio sul pavimento. Sono vuoto di tutto, fuorché del terrore. Alzo la testa spasimando come se mi si spezzasse una vertebra nel collo. Alzo la testa e guardo. Guardo quel viso. Bisognava che la sorte mi accecasse prima. Non era così il viso del salvatore quando egli ebbe preso sopra di sé tutti i peccati del mondo? Orribile e sublime, veramente con uno sguardo che non mi vede, che non mi riconosce, oscurato e fisso, ove l‘amore non è se non tristezza senza nome, tristezza sino alla morte e di là dalla morte. Mia madre! Una povera creatura avvilita, percossa, sfigurata; e non so che spaventosa grandezza in cui entro come in un luogo pio e tremendo, come nel mio sacrifizio stesso. Sono come il suo prigioniero atterrito.
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