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smartache?
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Father McKenzie
2020-09-27 08:52:30 UTC
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Dietro richiesta di uno spettatore, stamani il prof. Sabatini
giustamente sconsigliava l'espressione "smartàbile" riferita a oggetti e
pratiche connessi allo smart workin (e derivati: tutto quello che serve
è "smartabile") , proponendo invece di usare lavoro agile o agevole .
Ora, detto che né sul Collins né sull'Oxford né sul M-W trovo
"smartable" o simili, e in rete l'unico smartable è una specie di
tavolino che integra caricabatterie e collegamenti, a me "lavoro
agevole" non piace (spesso comporta più lavoro del normale e più facile
reperibilità anche fuori orario), mentre "agile" mi suscita immagini di
impiegati che corrono e saltano ostacoli con un pc in braccio. Non si
riesce a trovare qualcosa di meglio?
--
Et interrogabant eum turbae dicentes: “Quid ergo faciemus?”.
Respondens autem dicebat illis: “Qui habet duas tunicas,
det non habenti; et, qui habet escas, similiter faciat”.
(Ev. sec. Lucam 3,10-11)
--
Questa email è stata esaminata alla ricerca di virus da AVG.
http://www.avg.com
Mad Prof
2020-09-27 09:10:24 UTC
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Post by Father McKenzie
Dietro richiesta di uno spettatore, stamani il prof. Sabatini
giustamente sconsigliava l'espressione "smartàbile" riferita a oggetti e
pratiche connessi allo smart workin (e derivati: tutto quello che serve
è "smartabile") , proponendo invece di usare lavoro agile o agevole .
Ora, detto che né sul Collins né sull'Oxford né sul M-W trovo
"smartable" o simili, e in rete l'unico smartable è una specie di
tavolino che integra caricabatterie e collegamenti, a me "lavoro
agevole" non piace (spesso comporta più lavoro del normale e più facile
reperibilità anche fuori orario), mentre "agile" mi suscita immagini di
impiegati che corrono e saltano ostacoli con un pc in braccio. Non si
riesce a trovare qualcosa di meglio?
In inglese il concetto di smart working non è riducibile al solo lavorare
da casa.

http://www.flexibility.co.uk/flexwork/general/defining-smart-flexible-working.htm

Se è a quest'ultima cosa che ci si riferisce, penso che telelavoro, lavoro
da remoto o appunto lavoro da casa vadano più che bene. Se invece si vuole
rendere il concetto più complesso di smart working, allora la cosa è più
complicata. Se non fosse già usata con altro significato, forse
l'espressione lavoro flessibile potrebbe rendere l'idea.
--
Sanity is not statistical
Giovanni Drogo
2020-09-27 12:38:21 UTC
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Avevo letto "smart ache" :-)
Post by Mad Prof
Post by Father McKenzie
giustamente sconsigliava l'espressione "smartàbile" riferita a oggetti e
pratiche connessi allo smart workin (e derivati: tutto quello che serve
è "smartabile") , proponendo invece di usare lavoro agile o agevole .
A parte che quando sento "smart" (come pure "accattivante") metto mano
alla pistola, "smartabile" e' chiaramente gergale. Come termine
ufficiale il prof. Sabatini arriva tardi, "lavoro agile" e' il termine
usato nelle leggi (vedi sotto).
Post by Mad Prof
In inglese il concetto di smart working non è riducibile al solo
lavorare da casa.
Non so, sicuramente non nell'attuale contesto COVID, semmai e' piu' una
roba da field engineers.
Post by Mad Prof
penso che telelavoro, lavoro da remoto o appunto lavoro da casa vadano
più che bene.
Dal punto di vista legale no, sono due concetti diversi, almeno nella
pubblica amministrazione.

Il "telelavoro" significa lavorare da casa, in un orario fisso e
predeterminato (come quello dell'ufficio, e anche con eventuali
straordinari) con mezzi e postazioni fornite dal datore di lavoro e a
norma di legge (p.es. ergonomia). E' una cosa che va bene tipicamente
per un lavoro amministrativo.

Il "lavoro agile" invece in situazione normale sarebbe soggetto a
contingentamento numerico, e vi si accede su domanda. Non comporta orari
ne' una sede particolare di lavoro ma il "raggiungimento di prederminati
obiettivi".

Sinceramente non ho mai capito che cosa avesse a che fare con quella
forma peculiare di pubblica amministrazione che e' la ricerca
scientifica. Mi fa venire in mente (come "smart working") quella cosa
che fanno i field engineers di qualcosa tipo Microsoft che vanno dal
cliente quando serve, oppure un lavoro da amministrativo cottimista che
deve easurire un certo numero di pratiche nel minor tempo possibile.

Quello che si e' applicato per la fase in corso dell'emergenza e' stato
denominato "lavoro agile obbligatorio" in deroga alle limitazioni
numeriche previste dalla legge (ossia applicato al 100% del personale,
che, ove non fosse stato possibile, si sarebbe dovuto mettere "a
disposizione").

Ma di fatto e' stato un ibrido di telelavoro e lavoro agile (niente
orari formali, ma quasi niente fornitura di strumentazione adhoc ... a
chi, pochi, come me, non aveva un collegamento di rete proprio e' stato
fornito un router e una SIM; chi aveva adeguati computer propri (suoi
propri, o laptop "dell'istituto" debitamente carrozzati) ha usato
quelli, altrimenti usa laptop "di risulta") ... di certo non e' stata
fornita una postazione di lavoro adeguata (sedie ergonomiche,
scrivanie, ecc.). E siccome il "raggiungimento degli obiettivi" per la
maggior parte di noi significa "continuare a fare da casa quello che
faceva prima in istituto", ogni mese si deve fare una relazione di mezza
paginetta che viene archiviata non si sa dove per non si sa chi.

Con la prossima fase si passa al "lavoro agile obbligatorio al 50%",
dove, essendo l'obiettivo quello di avere un affollamento della sede al
50%, ci sara' chi lavorera' una settimana da casa e una in sede, chi due
giorni e tre giorni, chi un mese e un mese ecc.
Klaram
2020-09-27 09:36:55 UTC
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Dietro richiesta di uno spettatore, stamani il prof. Sabatini giustamente
sconsigliava l'espressione "smartàbile" riferita a oggetti e pratiche
connessi allo smart workin (e derivati: tutto quello che serve è
"smartabile") , proponendo invece di usare lavoro agile o agevole .
Ora, detto che né sul Collins né sull'Oxford né sul M-W trovo "smartable" o
simili, e in rete l'unico smartable è una specie di tavolino che integra
caricabatterie e collegamenti, a me "lavoro agevole" non piace (spesso
comporta più lavoro del normale e più facile reperibilità anche fuori
orario), mentre "agile" mi suscita immagini di impiegati che corrono e
saltano ostacoli con un pc in braccio. Non si riesce a trovare qualcosa di
meglio?
Mi sembra che faccia il paio con questo: :))

Salvare goats and cabbages
DI MICHELE SERRA

Non sono tra gli appassionati di purismo linguistico, ma perché mai un
rimborso, in Italia, debba chiamarsi cashback (che vuol dire:
rimborso) è qualcosa che non ha spiegazione logica. Sono entrambe
parole di otto lettere e dunque dire cashback non è più sintetico,
come spesso capita passando dall'italiano all'inglese. Piuttosto
esclude dalla comprensione immediata molte persone semplici, e sono
loro i destinatari più importanti di una campagna che ha lo scopo di
incentivare l'uso della carta di credito, usuale per chi fa lo
shopping da Harrods, meno usuale per chi fa la spesa a Ladispoli.
Promettete loro un cashback, vi guarderanno smarriti e stringeranno al
petto le loro banconote. Dite rimborso, capiranno al volo e forse
cominceranno a impratichirsi di carte e affini.

Scartata dunque ogni utilità funzionale, se l'intero mondo politico e
mediatico sta discutendo di cashback e super cashback è per ragioni
squisitamente psicologiche. Fa sentire più importanti, gente che ha
viaggiato, è il burino che chiede il rimborso, l'uomo di mondo chiede
il cashback, "soddisfatti o rimborsati" fa parte della grida da
mercato rionale, noi siamo tutti gente in giacca e cravatta che ha
dimestichezza con la City. Rimborso è volgare, fa pensare ai
quattrini, cashback è figo, fa pensare alla finanza.

Peccato che sia proprio questa ostentata dimestichezza con l'inglese
da bancomat a suonare provinciale, niente è più tamarro che travestire
la propria quotidianità da qualcos'altro, rimborso è una parola onesta
ma suona modesto, chiamiamolo cashback e abbiamo salvato capra e
cavoli, anzi goats and cabbages.
Kiuhnm
2020-09-27 17:42:16 UTC
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Post by Father McKenzie
Dietro richiesta di uno spettatore, stamani il prof. Sabatini
giustamente sconsigliava l'espressione "smartàbile" riferita a oggetti e
pratiche connessi allo smart workin (e derivati: tutto quello che serve
è "smartabile") , proponendo invece di usare lavoro agile o agevole .
Ora, detto che né sul Collins né sull'Oxford né sul M-W trovo
"smartable" o simili, e in rete l'unico smartable è una specie di
tavolino che integra caricabatterie e collegamenti, a me "lavoro
agevole" non piace (spesso comporta più lavoro del normale e più facile
reperibilità anche fuori orario), mentre "agile" mi suscita immagini di
impiegati che corrono e saltano ostacoli con un pc in braccio. Non si
riesce a trovare qualcosa di meglio?
Se non sbaglio, tutti gli oggetti che sono connessi a internet vengono
qualificati come "smart". Per es. una smart TV è una TV che può accedere
a internet.

Se leggo "smartabile" penso a qualcosa che può essere reso "smart", cioè
che può essere connesso a internet e quindi, per estensione, che può
funzionare tramite internet.

"smart working" è più preciso di "lavoro agile" o "telelavoro" perché
indica esplicitamente l'uso di tecnologie e metodi basati su internet
(social network, desktop condivisi, ecc...).

Una traduzione italiana potrebbe essere "lavoro via internet" o "lavoro
via/in rete" o "retelavoro".
--
Kiuhnm

Chi crede crede di sapere e chi sa sa di credere,
ma anche quanto credere.
Father McKenzie
2020-09-27 18:35:50 UTC
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Post by Kiuhnm
Una traduzione italiana potrebbe essere "lavoro via internet" o "lavoro
via/in rete"
Indubbiamente. Ma telelavoro (con rinvio alla telematica) mi sembra
centrato.
--
Et interrogabant eum turbae dicentes: “Quid ergo faciemus?”.
Respondens autem dicebat illis: “Qui habet duas tunicas,
det non habenti; et, qui habet escas, similiter faciat”.
(Ev. sec. Lucam 3,10-11)
--
Questa email è stata esaminata alla ricerca di virus da AVG.
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