Discussione:
Le versioni dialettali parmensi del ramarro e della lucertola
(troppo vecchio per rispondere)
abc
2009-09-24 08:15:05 UTC
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Ho ritrovato un vecchio e interessante articolo della "Gazzetta di Parma"
sulle piccole differenze di una parola dialettale che possiamo trovare
all'interno di un'intera provincia (e addirittura tra le frazioni di uno
stesso comune, in questo caso Corniglio). Come esempio vengono presentati il
ramarro e la lucertola

"Il ramarro
a Parma si traduce ringol
a Castione Baratti ringò
a Neviano Arduini ringiòl
a Bosco di Corniglio ringél
a Monticelli ringòn
a Sala Baganza ringolòn
verso Albareto diventa ligo e lenguòn (dal ligure) .

In altre zona della provincia viene chiamato in base alla credenza che
l'animale vada a succhiare il latte alle mucche o alle capre.

Allora diventa tetracraua a Roccaferrara di Corniglio
tatacravé a Ballone di Corniglio
totacravòtt. a Sivizzo di Corniglio
tetavach a Casarola di Monchio (dove aveva casa Attilio Bertolucci)

Questa varietà è dovuta forse a superstizioni o antiche credenze ricamate
sul piccolo rettile. Quello che è successo anche alla lucertola, nominata
sempre con rispetto e timore e descritta, forse per motivi propiziatori, con
immagini di lucentezza e paragonata all'argento e alle stelle.

Mentre a Parma e nel contado è arzintéla
a Corniglio la chiamano lustrèla
a Sivizzo e Villula di Corniglio lusterzèla
a Lago di Corniglio luzastrèla
a Sesta di Corniglio lugastrèla
a Miano e Curatico di Corniglio uzastrèla
a Canetolo di Corniglio usterzèla
a Ballone di Corniglio starzèla
a Bosco di Corniglio gestrélla
a Ghiare di Corniglio giuvastrè.... il viaggio continuerebbe, senza fine."
Luciana Grazioli
2009-09-24 09:23:59 UTC
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Post by abc
Ho ritrovato un vecchio e interessante articolo della "Gazzetta di Parma"
sulle piccole differenze di una parola dialettale che possiamo trovare
all'interno di un'intera provincia (e addirittura tra le frazioni di uno
stesso comune, in questo caso Corniglio). Come esempio vengono presentati
il ramarro e la lucertola
"Il ramarro
a Parma si traduce ringol
a Castione Baratti ringò
a Neviano Arduini ringiòl
a Bosco di Corniglio ringél
a Monticelli ringòn
a Sala Baganza ringolòn
verso Albareto diventa ligo e lenguòn (dal ligure) .
Nel lodigiano il ramarro è il linga lingò; mi pare che tutte le voci
provengano dallo stesso etimo.

http://tlio.ovi.cnr.it/voci/007905.htm
--
lu.
Ultima Badessa Di Passaggio
* Stamani il sole era sul davanzale, e l'azzurro era fasciato di veli
bianchi come il tuo viso quando la gota aveva male.
Tu eri da per tutto. L'acqua scorreva sul mio corpo come
le tue dita.*
G.d'Annunzio a Giusini, 8 marzo 1907, venerdì
Klaram
2009-09-24 11:50:50 UTC
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Post by Luciana Grazioli
Post by abc
Ho ritrovato un vecchio e interessante articolo della "Gazzetta di Parma"
sulle piccole differenze di una parola dialettale che possiamo trovare
all'interno di un'intera provincia (e addirittura tra le frazioni di uno
stesso comune, in questo caso Corniglio). Come esempio vengono presentati
il ramarro e la lucertola
"Il ramarro
a Parma si traduce ringol
a Castione Baratti ringò
a Neviano Arduini ringiòl
a Bosco di Corniglio ringél
a Monticelli ringòn
a Sala Baganza ringolòn
verso Albareto diventa ligo e lenguòn (dal ligure) .
Nel lodigiano il ramarro è il linga lingò; mi pare che tutte le voci
provengano dallo stesso etimo.
http://tlio.ovi.cnr.it/voci/007905.htm
In piemontese lajeul (da cui il cognome Lajolo, come avevo già detto),
in genovese lageu [lagö].

k



Qui c'è qualcosa sul "ramarro" in Liguria, e un po' di etimologia, che
effettivamente è incerta:

" angö
Dolceacqua, Bordighera, Cesio, Cartari fraz. di Cesio (r.p.)
Nella maggior parte dei dialetti liguri (vedi VPL) indica la lucertola
verde, il ramarro.
L'etimologia di questo termine e di quelli simili diffusi nell'Italia
settentrionale (AIS III 450) è piuttosto controversa e numerose sono le
ipotesi avanzate, che riporto qui sinteticamente. Nigra (1896-1898:
369-370) fa derivare le forme piemontesi lajöl/ajöl e il genovese lagö
da *ab-oculu 'cieco'. Garbini (1925: 807) prospetta un riflesso
un'influsso di legare, opinione condivisa da Carlo Salvioni, che, però,
intende legare nel senso di 'affascinare, incantare' (lettera a Garbini
del 25 agosto 1919). Bertoni (1913: 166-167) propone *laguru. Merlo
(1929: 310) ipotizza *ligorio/*logorio. Meyer-Lübke riconduce
senz'altro le varie forme romanze a lacerta (REW 4821). Dauzat (1915:
248-251), resosi conto dell'impossibilità di far derivare le forme
italiane settentrionali languro/linguro e provenzali (femminili)
langrolo/ringloro da lacerta, ricorre a *langurus -a, basi derivate
dalla glossa di Plinio (bestias) languros, pur ammettendo l'intervento
dell'etimologia popolare per accostamento a lingua (cfr. Borghetto Vara
lenguö [m.c.]; Cicagna, Montebruno, Vallebona lengö 'ramarro' [m.c.]),
necessario per spiegare alcune forme24. La sua proposta è stata ripresa
da von Wartburg, nel FEW, alla voce languria, 'eidechse'(lucertola).
Battisti, nel DEI, riconduce la voce liguro al latino langa e langurus
'lucertola', probabile relitto di origine mediterranea. Anche Rohlfs
(1988: 59-60) ritiene possibile una relazione fra languria e i termini
in uso nelle colonie gallo-italiche della Lucania per indicare
il ramarro, derivanti da forme settentrionali che presupporrebbero
*lagoriu/*ligoriu.
Per Azaretti (1977: 101) da anguiolu, che ritiene essere alla base delle
varie forme liguri per 'ramarro'. Petracco Sicardi (2002: s.v. angö)
risale a un tipo *la(n)gorio o *langolo, deformazione del latino
lacerta. Olivieri (1985: 200) ha ipotizzato *la(n)ga + suff. romanzo
-olu (tonico) per spiegare il genovese lagö il ventimigliese angö, il
pignasco angò, il monegasco angéiu 'orbettino' e *langolaceu o
*languraceu per il sanremasco langurasu.
Il termine *langurus viene fatto risalire al celtico (E. Klett, G.
Rohlfs) o al ligure prelatino (W. von Wartburg, C. Battisti, R.
Olivieri). Interessanti connessioni possono trovarsi con le lingue
dell'India. CDIL (11009) elenca una serie di forme (p.es.: Pali langula;
Pashai langun; Hindi langur rispettivamente 'coda', 'pene', 'scimmia
dalla lunga coda'), per le quali propone un'origine non indoeuropea
("Variety of form attests non-Aryan origin").
In CDIL/ADD (11009) viene invece riportata l'ipotesi di T. Burrow, BSOAS
XXXVIII 65, di una derivazione da IE. *longulo. Indipendentemente
dall'origine indoeuropea o meno (lascio il problema in mano agli
specialisti della materia), è importante notare come il significato di
'coda', da cui discendono tutti gli altri, ben si adatti alla lucertola,
per varie ragioni: è un elemento del corpo visibile e caratterizzante;
rientra nel concetto di 'oggetto di forma stretta ed allungata' passato,
in molti casi, a denominare la lucertola (cfr. sgorbia/lesina); colpisce
la fantasia popolare in quanto la coda, se tagliata, ricresce."

(da Soleri, Denominazioni dialettali della lucertola in Liguria)
Davide Pioggia
2009-09-24 12:34:45 UTC
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1) Il ramarro ha centomila nomi.

2) Questi nomi sono estremamente variabili nello spazio e nel tempo.

3) Di nessuno di essi si sa fornire una etimologia certa.

4) Sul ramarro si narrano un gran numero di leggende "perturbanti", come
quella secondo la quale esso succhierebbe il latte dalle mammelle delle
mucche, oppure quella secondo la quale esso avrebbe il potere di ammaliare
con lo sguardo, eccetera.

5) Il ramarro è uno di quegli animali la cui vista è capace di produrre una
crisi isterica.

Più di così... :-)
--
Saluti.
D.
Giovanni Drogo
2009-09-24 10:56:24 UTC
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Post by abc
"Il ramarro
strano, in lombardia e' "ghess"o "ghezz" che sia
--
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magica
2009-09-24 12:36:29 UTC
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Post by Giovanni Drogo
strano, in lombardia e' "ghess"o "ghezz" che sia
Qui, nella bassissima bergamasca, il ramarro è il "lüzertù"
(lucertolone, con la "e" aperta) e la lucertola è la "lüzèrta".

Ciao.

Gian Carlo
magica
2009-09-24 12:42:54 UTC
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Post by magica
Qui, nella bassissima bergamasca, il ramarro è il "lüzertù"
(lucertolone, con la "e" aperta) e la lucertola è la "lüzèrta".
Ho scordato di scrivere che con la "z" ho indicato la "s" sonora.

Ciao.

Gian Carlo
ADPUF
2009-09-24 21:07:33 UTC
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Post by abc
Ho ritrovato un vecchio e interessante articolo della
"Gazzetta di Parma" sulle piccole differenze di una parola
dialettale che possiamo trovare all'interno di un'intera
provincia (e addirittura tra le frazioni di uno stesso comune,
in questo caso Corniglio). Come esempio vengono presentati il
ramarro e la lucertola
"Il ramarro
a Parma si traduce ringol
a Castione Baratti ringò
a Neviano Arduini ringiòl
a Bosco di Corniglio ringél
a Monticelli ringòn
a Sala Baganza ringolòn
verso Albareto diventa ligo e lenguòn (dal ligure) .
In altre zona della provincia viene chiamato in base alla
credenza che l'animale vada a succhiare il latte alle mucche o
alle capre.
Allora diventa tetracraua a Roccaferrara di Corniglio
tatacravé a Ballone di Corniglio
totacravòtt. a Sivizzo di Corniglio
tetavach a Casarola di Monchio (dove aveva casa Attilio
Bertolucci)
Se vacca=craua, è strano perché anche in sloveno vacca=krava.
Post by abc
Questa varietà è dovuta forse a superstizioni o antiche
credenze ricamate sul piccolo rettile. Quello che è successo
anche alla lucertola, nominata sempre con rispetto e timore e
descritta, forse per motivi propiziatori, con immagini di
lucentezza e paragonata all'argento e alle stelle.
Mentre a Parma e nel contado è arzintéla
a Corniglio la chiamano lustrèla
a Sivizzo e Villula di Corniglio lusterzèla
a Lago di Corniglio luzastrèla
a Sesta di Corniglio lugastrèla
a Miano e Curatico di Corniglio uzastrèla
a Canetolo di Corniglio usterzèla
a Ballone di Corniglio starzèla
a Bosco di Corniglio gestrélla
a Ghiare di Corniglio giuvastrè.... il viaggio continuerebbe,
senza fine."
In friulano il ramarro (lucertolone verdissimo) è "il sborf", la
lucertola "la lisiarte".
--
"Ci sono più persone morte che vive. E il loro numero è in
aumento. Quelle viventi diventano sempre più rare."
-- Eugène Ionesco
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