Discussione:
aggettivo possessivo.
(troppo vecchio per rispondere)
Pierfrancesco
2020-08-31 17:00:40 UTC
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A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece un concetto di
relazione.
Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
--
Questo post vuole essere solo uno spunto di riflessione.
Kiuhnm
2020-08-31 20:09:07 UTC
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Post by Pierfrancesco
A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece un concetto di
relazione.
Quale relazione?
Post by Pierfrancesco
Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli".
--
Kiuhnm
orpheus
2020-08-31 20:53:48 UTC
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Post by Pierfrancesco
A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece un concetto di
relazione.
Quale relazione?
Post by Pierfrancesco
Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli"
Che è un'aggettivo possessivo.
Non se ne sorte. Però l'osservazione mi pare giusta. Credo che il concetto di "appartenenza" sia ancora molto "patriarcale" ed all'origine di quella mentalità che può portare al "femminicidio". Sei mia non devi essere di un altro!
Per aggiornarlo mi pare in corso una lotta politica, dove il concetto di appartenenza può avere valenze meno possessive e più aperte e rispettose della libertà altrui. Si tratta di una scelta.
o***@gmail.com
2020-08-31 20:56:05 UTC
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A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece un concetto di
relazione.
Quale relazione?
Post by Pierfrancesco
Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli"
Che è un'aggettivo possessivo.
ops... un aggettivo
Kiuhnm
2020-08-31 21:30:18 UTC
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A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece un concetto di
relazione.
Quale relazione?
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Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli"
Che è un'aggettivo possessivo.
ops... un aggettivo
Maschilista.
--
Kiuhnm
orpheus
2020-08-31 21:44:07 UTC
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A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece un concetto di
relazione.
Quale relazione?
Post by Pierfrancesco
Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli"
Che è un'aggettivo possessivo.
ops... un aggettivo
Maschilista.
Rispettoso della grammatica, e quivi non è in gioco il concetto di "appartenenza".
Mentre allargare il significato oltre il contesto, generalizzandolo, pare una maniera per esprimere disacordo :-)
orpheus
2020-08-31 21:46:19 UTC
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Hai scritto "i propri figli"
Che è un'aggettivo possessivo.
ops... un aggettivo
Maschilista.
Rispettoso della grammatica, e quivi non è in gioco il concetto di "appartenenza".
Mentre allargare il significato oltre il contesto, generalizzandolo, pare una maniera per esprimere disacordo :-)
uffa... disaccordo
Kiuhnm
2020-08-31 21:47:47 UTC
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Hai scritto "i propri figli"
Che è un'aggettivo possessivo.
ops... un aggettivo
Maschilista.
Rispettoso della grammatica, e quivi non è in gioco il concetto di "appartenenza".
Mentre allargare il significato oltre il contesto, generalizzandolo, pare una maniera per esprimere disacordo :-)
uffa... disaccordo
Disaccordo anch'io.
--
Kiuhnm
Pierfrancesco
2020-09-01 17:59:34 UTC
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Hai scritto "i propri figli"
Che è un'aggettivo possessivo.
ops... un aggettivo
Maschilista.
Rispettoso della grammatica, e quivi non è in gioco il concetto di "appartenenza".
Mentre allargare il significato oltre il contesto, generalizzandolo, pare
una maniera per esprimere disacordo :-)
uffa... disaccordo
Disaccordo anch'io.
Co' non toglie paraltro che la relazione affettiva madre-figlio sia una
e forse la piu' forte che esista, perfino nel mondo animale.
Pertanto e' da valutare con molta attenzione quale sia l'opportunita'
di interferire in questa relazione, anche se su presupposti, spesso del
tutto terorici, che cio' sia nell'interesse del figlio.
E' questo non esclude affatto che sia ben tenuta in considerazione
anche la relazione padre-figlio, che pero' va contemperata con quella
madre-figlio.
--
Questo post vuole essere solo uno spunto di riflessione.
orpheus
2020-09-01 18:08:03 UTC
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Hai scritto "i propri figli"
Che è un'aggettivo possessivo.
ops... un aggettivo
Maschilista.
Rispettoso della grammatica, e quivi non è in gioco il concetto di "appartenenza".
Mentre allargare il significato oltre il contesto, generalizzandolo, pare
una maniera per esprimere disacordo :-)
uffa... disaccordo
Disaccordo anch'io.
Co' non toglie paraltro che la relazione affettiva madre-figlio sia una
e forse la piu' forte che esista, perfino nel mondo animale.
Pertanto e' da valutare con molta attenzione quale sia l'opportunita'
di interferire in questa relazione, anche se su presupposti, spesso del
tutto terorici, che cio' sia nell'interesse del figlio.
E' questo non esclude affatto che sia ben tenuta in considerazione
anche la relazione padre-figlio, che pero' va contemperata con quella
madre-figlio.
Tra l'altro nella ricerca più recente (ma non tanto) l'importanza del padre è presente fin dalla nascita, anche nello stesso rapporto con la madre.
Ad esempio la madre compie quella che si può chiamare una "presentazione di padre" e la simbiosi vine interrotta in maniera ottimale (quando funziona) trovando una continuità associata anche ad una discontinuità
Kiuhnm
2020-08-31 21:44:42 UTC
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A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece un concetto di
relazione.
Quale relazione?
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Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli"
Che è un'aggettivo possessivo.
Non se ne sorte. Però l'osservazione mi pare giusta. Credo che il concetto di "appartenenza" sia ancora molto "patriarcale" ed all'origine di quella mentalità che può portare al "femminicidio". Sei mia non devi essere di un altro!
Per aggiornarlo mi pare in corso una lotta politica, dove il concetto di appartenenza può avere valenze meno possessive e più aperte e rispettose della libertà altrui. Si tratta di una scelta.
Comunque se basta cambiare un po' la lingua per risolvere certi
problemi, siamo messi male.
Ecco perché la scelta del dizionario è molto importante per il giusto
sviluppo psicofisico del bambino.
--
Kiuhnm
orpheus
2020-08-31 21:50:16 UTC
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A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece un concetto di
relazione.
Quale relazione?
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Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli"
Che è un'aggettivo possessivo.
Non se ne sorte. Però l'osservazione mi pare giusta. Credo che il concetto di "appartenenza" sia ancora molto "patriarcale" ed all'origine di quella mentalità che può portare al "femminicidio". Sei mia non devi essere di un altro!
Per aggiornarlo mi pare in corso una lotta politica, dove il concetto di appartenenza può avere valenze meno possessive e più aperte e rispettose della libertà altrui. Si tratta di una scelta.
Comunque se basta cambiare un po' la lingua per risolvere certi
problemi, siamo messi male.
Ecco perché la scelta del dizionario è molto importante per il giusto
sviluppo psicofisico del bambino.
è quello che ho detto pure io, non è la parola da cambiare, ma indubbiamente nel dare signicato alla parola "appartenenza" è in corso una lotta politica non indifferente... e riguarda pure il giusto sviluppo psicofisico del bambino
Giovanni Shevek Drogo
2020-09-01 16:38:36 UTC
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Comunque se basta cambiare un po' la lingua per risolvere certi problemi,
Parliamo tutti in pravico !
Bruno Campanini
2020-09-01 23:27:12 UTC
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Post by Kiuhnm
Post by Pierfrancesco
A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece un concetto di
relazione.
Quale relazione?
Post by Pierfrancesco
Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli".
Perché non ti sta bene, nella circostanza, "i propri figli"?

Bruno
Wolfgang
2020-09-02 08:35:45 UTC
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Post by Bruno Campanini
Post by Kiuhnm
Post by Pierfrancesco
A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di
mia proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA
nascita, il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece
un concetto di relazione.
Quale relazione?
Post by Pierfrancesco
Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli".
Perché non ti sta bene, nella circostanza, "i propri figli"?
Fa un impressione alquanto buffa uno che prima combatte il concetto
della proprietà applicato a parenti ma poi parla dei «propri» figli.

Ciao,
Wolfgang
Klaram
2020-09-02 11:36:15 UTC
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Post by Bruno Campanini
Post by Kiuhnm
Post by Pierfrancesco
A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di
mia proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece
un concetto di relazione.
Quale relazione?
Post by Pierfrancesco
Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli".
Perché non ti sta bene, nella circostanza, "i propri figli"?
Fa un impressione alquanto buffa uno che prima combatte il concetto della
proprietà applicato a parenti ma poi parla dei «propri» figli.
Forza dell'abitudine? :))

Trovo assurdo contestare il concetto di proprietà dei possessivi,
perché non esprimono solo la proprietà reale, ma anche quella in senso
lato, e spesso sono comode sintesi di espressioni più complesse.

Come esprimere "i miei figli" se non ci fosse il possessivo? Ogni
volta dovremmo dire "i figli che io ho generato"? o "i nonni che hanno
generato i figli che hanno generato me"?

k
Pierfrancesco
2020-09-05 16:37:37 UTC
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Post by Klaram
Post by Bruno Campanini
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Post by Pierfrancesco
A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di
mia proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA
nascita, il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece
un concetto di relazione.
Quale relazione?
Post by Pierfrancesco
Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
Hai scritto "i propri figli".
Perché non ti sta bene, nella circostanza, "i propri figli"?
Fa un impressione alquanto buffa uno che prima combatte il concetto della
proprietà applicato a parenti ma poi parla dei «propri» figli.
Forza dell'abitudine? :))
Trovo assurdo contestare il concetto di proprietà dei possessivi, perché non
esprimono solo la proprietà reale, ma anche quella in senso lato, e spesso
sono comode sintesi di espressioni più complesse.
Come esprimere "i miei figli" se non ci fosse il possessivo? Ogni volta
dovremmo dire "i figli che io ho generato"? o "i nonni che hanno generato i
figli che hanno generato me"?
k
No, no. Intendevo un'altra cosa. Intendevo semplicemente dire che "i
propri figli" che, si puo' benissimo usare cosi', non esprime un
concetto di proprieta'. Pertanto non e' corretto che una donna dica: "i
figli sono miei" intendendo "di mia proprieta'".
--
Questo post vuole essere solo uno spunto di riflessione.
Klaram
2020-09-06 10:57:32 UTC
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No, no. Intendevo un'altra cosa. Intendevo semplicemente dire che "i propri
figli" che, si puo' benissimo usare cosi', non esprime un concetto di
proprieta'. Pertanto non e' corretto che una donna dica: "i figli sono miei"
intendendo "di mia proprieta'".
Certo, ma questo non è più un problema linguistico, ma un grosso
problema psicologico che può riguardare entrambi i genitori.

k
Wolfgang
2020-09-06 11:54:11 UTC
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Post by Klaram
Post by Pierfrancesco
No, no. Intendevo un'altra cosa. Intendevo semplicemente dire che
"i propri figli" che, si puo' benissimo usare cosi', non esprime
un concetto di proprieta'. Pertanto non e' corretto che una donna
dica: "i figli sono miei" intendendo "di mia proprieta'".
Certo, ma questo non è più un problema linguistico, ma un grosso
problema psicologico che può riguardare entrambi i genitori.
Manca un Salomone. :)

Ciao,
Wolfgang
Kiuhnm
2020-09-06 16:52:03 UTC
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Post by Klaram
Post by Pierfrancesco
No, no. Intendevo un'altra cosa. Intendevo semplicemente dire che "i
propri figli" che, si puo' benissimo usare cosi', non esprime un
"i figli sono miei" intendendo "di mia proprieta'".
Certo, ma questo non è più un problema linguistico, ma un grosso
problema psicologico che può riguardare entrambi i genitori.
Credo che Pierfrancesco voglia più che altro cambiare il termine
"aggettivo possessivo". Non vuole cioè cambiare la lingua ma la sua
descrizione, per così dire.
Non credo che questo cambiamento sortirebbe alcun effetto sugli adulti,
ma sui bambini delle elementari forse sì.

Uno scienziato/pensatore -- non ricordo chi -- disse che le idee muoiono
quando muore chi le sostiene.
Le persone tendono cioè a rimanere ancorate alle proprie idee e quindi
conviene partire dai bambini. Niente di nuovo ovviamente: è risaputo che
i bambini sono come spugne (nel bene e nel male).
--
Kiuhnm
orpheus
2020-09-06 20:13:51 UTC
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Post by Klaram
Post by Pierfrancesco
No, no. Intendevo un'altra cosa. Intendevo semplicemente dire che
"i >> propri figli" che, si puo' benissimo usare cosi', non esprime
un >> concetto di proprieta'. Pertanto non e' corretto che una donna
dica: >> "i figli sono miei" intendendo "di mia proprieta'".
Post by Klaram
Certo, ma questo non è più un problema linguistico, ma un grosso
problema psicologico che può riguardare entrambi i genitori.
Credo che Pierfrancesco voglia più che altro cambiare il termine
"aggettivo possessivo". Non vuole cioè cambiare la lingua ma la sua
descrizione, per così dire.
Non credo che questo cambiamento sortirebbe alcun effetto sugli
adulti, ma sui bambini delle elementari forse sì.
Uno scienziato/pensatore -- non ricordo chi -- disse che le idee
muoiono quando muore chi le sostiene.
Le persone tendono cioè a rimanere ancorate alle proprie idee e
quindi conviene partire dai bambini. Niente di nuovo ovviamente: è
risaputo che i bambini sono come spugne (nel bene e nel male).
Mi domando in quale maniera, però.
Se si vuole il termine "possesso" è ambiguo e presenta una grande
varietà di possibilità interepretative. Se il giocattolo è di un
bambino, rimane suo, anche se permette ad altri bambini di giocarci.
La cosa è risolvibile solo all'interno del tipo di cultura in cui viene
usato. Ha, per così dire, un'emanazione prettamente socio-culturale.
Anche i bambini devono fare i conti anche con un concetto "stretto" di
proprietà. Caso mai,secondo me, occorre rendersi conto di quanto le
abitudini sociali possano influenzarne l'interpretazione.
A partire dal comportamento dei genitori.
Non molti anni fa, e probabimente ancora, era facile ascoltare: come io
ti ho fatto, io ti disfò.
O come quel tipo di genitori ai quali crolla il mondo se il figlio non
prosegue la carriera di tradizione famigliare.
Credere che siano le parole e la loro descrizione a far cambiare, anche
da bambini, non tiene conto dell'enorme pressione che l'esempio da una
parte, e gli atteggiamenti maggioritari sociali dall'altra, hanno.
Ed anche i contesti istituzionali e politici, soprattuto quando
diffondano slogan che hanno una notevole suggestione.
O quando si diffondono modalità di selezione in cui sono avvantiaggiate
strutture narcisistiche, basate sull'io e sul mio.
--
"Humanitas dicta est qua nos invicem tuemur"
Kiuhnm
2020-09-06 21:43:26 UTC
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Post by orpheus
Post by Klaram
Post by Pierfrancesco
No, no. Intendevo un'altra cosa. Intendevo semplicemente dire che
"i >> propri figli" che, si puo' benissimo usare cosi', non esprime
un >> concetto di proprieta'. Pertanto non e' corretto che una donna
dica: >> "i figli sono miei" intendendo "di mia proprieta'".
Post by Klaram
Certo, ma questo non è più un problema linguistico, ma un grosso
problema psicologico che può riguardare entrambi i genitori.
Credo che Pierfrancesco voglia più che altro cambiare il termine
"aggettivo possessivo". Non vuole cioè cambiare la lingua ma la sua
descrizione, per così dire.
Non credo che questo cambiamento sortirebbe alcun effetto sugli
adulti, ma sui bambini delle elementari forse sì.
Uno scienziato/pensatore -- non ricordo chi -- disse che le idee
muoiono quando muore chi le sostiene.
Le persone tendono cioè a rimanere ancorate alle proprie idee e
quindi conviene partire dai bambini. Niente di nuovo ovviamente: è
risaputo che i bambini sono come spugne (nel bene e nel male).
Mi domando in quale maniera, però.
Se si vuole il termine "possesso" è ambiguo e presenta una grande
varietà di possibilità interepretative. Se il giocattolo è di un
bambino, rimane suo, anche se permette ad altri bambini di giocarci.
La cosa è risolvibile solo all'interno del tipo di cultura in cui viene
usato. Ha, per così dire, un'emanazione prettamente socio-culturale.
Anche i bambini devono fare i conti anche con un concetto "stretto" di
proprietà. Caso mai,secondo me, occorre rendersi conto di quanto le
abitudini sociali possano influenzarne l'interpretazione.
A partire dal comportamento dei genitori.
Non molti anni fa, e probabimente ancora, era facile ascoltare: come io
ti ho fatto, io ti disfò.
O come quel tipo di genitori ai quali crolla il mondo se il figlio non
prosegue la carriera di tradizione famigliare.
Credere che siano le parole e la loro descrizione a far cambiare, anche
da bambini, non tiene conto dell'enorme pressione che l'esempio da una
parte, e gli atteggiamenti maggioritari sociali dall'altra, hanno.
Ed anche i contesti istituzionali e politici, soprattuto quando
diffondano slogan che hanno una notevole suggestione.
O quando si diffondono modalità di selezione in cui sono avvantiaggiate
strutture narcisistiche, basate sull'io e sul mio.
Secondo me sottovaluti l'influenza cha gli insegnanti hanno sulle
giovani menti.
--
Kiuhnm
orpheus
2020-08-31 21:10:17 UTC
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Post by Pierfrancesco
A volte mi viene da pensare che esista una ambiguita' nella nostra
lingua che induce convinzioni errate: l'aggettivo possessivo.
Gia' il termine possessivo e' fuorviante.
Dovrebbe chiamarsi aggettivo di relazione.
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu', appare invece un concetto di
relazione.
Cosi' ho la sensazione che molte donne considerino i propri figli una
loro proprieta' dimenticando che a partire dall'abolizione della
schiavitu' nessun essere umano puo' essere di proprieta' di un altro
essere umano.
I figli, poesia di Kahlil Gibran

I tuoi figli non sono figli tuoi.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Perché loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.
Perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non è dato di entrare,
neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perché la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.
Giacobino da Tradate
2020-09-01 07:10:51 UTC
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Il giorno Mon, 31 Aug 2020 19:00:40 +0200
Post by Pierfrancesco
Perche' se e' vero che il MIO cappello vuol dire il cappello di mia
proprieta', quando parlo di MIO padre, la MIA citta', la MIA nascita,
il concetto di proprieta' non esiste piu'
Ma infatti. "La mia suocera".

Ma chi l'ha comprata? chi la vuole? E anche sul complemento di
relazione avrei da dire qualcosa. Non si potrebbe cambiarlo con un
complemento di distanza, un bel "moto da luogo" (pussa via)?
--
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