Discussione:
La parola più bella.
(troppo vecchio per rispondere)
Zeta di Riemann
2005-06-08 18:32:26 UTC
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Qual è secondo voi una delle parole (o frasi) più belle della lingua
italiana?

Una delle parole che mi piace utilizzare di più in assoluto è "medesimo/a".
Ad es. 'nella medesima misura in cui...' piuttosto che 'la stessa misura
in cui'
La trovo estremamente elegante. Non lo so perché. :)
Zeta.
--
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http://www.opera.com/m2/
FB
2005-06-08 18:56:09 UTC
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Post by Zeta di Riemann
Qual è secondo voi una delle parole (o frasi) più belle della lingua
italiana?
Una delle parole che mi piace utilizzare di più in assoluto è "medesimo/a".
Ad es. 'nella medesima misura in cui...' piuttosto che 'la stessa misura
in cui'
La trovo estremamente elegante. Non lo so perché. :)
Non credo ci siano parole sempre eleganti: "medesima misura" non si può
sentire, secondo me.


Ciao, FB
--
"Qualcuno, meglio se un parente, dovrebbe comunicare a Xxxxxxx Xxxxxx che
scrivere libri non fa per lui. Per il suo bene (e il nostro, soprattutto)."
(Recensione di Antonio D'Orrico sul Corriere della Sera Magazine)
Zeta di Riemann
2005-06-08 19:05:35 UTC
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Post by FB
Non credo ci siano parole sempre eleganti: "medesima misura" non si può
sentire, secondo me.
Ciao, FB
De gustibus... :) Vabbè medesima misura proprio no. Ma "medesima" è una
gran bella parola.
Z
FB
2005-06-08 19:46:26 UTC
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Post by Zeta di Riemann
Post by FB
Non credo ci siano parole sempre eleganti: "medesima misura" non si può
sentire, secondo me.
De gustibus... :) Vabbè medesima misura proprio no. Ma "medesima" è una
gran bella parola.
Ognuno ha i propri vizi. I miei, ancorché io non m'impegni molto per
scrivere su usenet, sono abbastanza evidenti, e sarebbe interessante se
qualcuno potesse elencarli.


Ciao, FB
--
Domanda: "Era il figlio di Iside e Osiride".
Risposta: "Thor".
(quiz televisivo)
Bruno Campanini
2005-06-08 20:06:46 UTC
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Post by FB
Ognuno ha i propri vizi. I miei, ancorché io non m'impegni molto per
scrivere su usenet, sono abbastanza evidenti, e sarebbe interessante se
qualcuno potesse elencarli.
Ciao, FB
Ci proverei ma ho rimasto una sola risma di A4.
(Questa sera non sono in palla; si capisce che
sto scherzando?)

Bruno
Davide Pioggia
2005-06-08 20:13:11 UTC
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Post by Bruno Campanini
Ci proverei ma ho rimasto una sola risma di A4.
Okkio, ché "ho rimasto" in Italia si usa solo nell'area che va da Ravenna
fino a Forlì-Faenza. Già se lo dici ad uno di Cesena non ti capisce.

Io lo capisco solo perché ho avuto una morosa di quelle parti, e ci ho fatto
l'abitudine, ma la prima volta che l'ho sentito dire mi sono sorpreso...
anzi che no :-)
--
Ciao,
D.
Bruno Campanini
2005-06-08 20:38:43 UTC
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Post by Davide Pioggia
Post by Bruno Campanini
Ci proverei ma ho rimasto una sola risma di A4.
Okkio, ché "ho rimasto" in Italia si usa solo nell'area che va da Ravenna
fino a Forlì-Faenza. Già se lo dici ad uno di Cesena non ti capisce.
Io lo capisco solo perché ho avuto una morosa di quelle parti, e ci ho
fatto l'abitudine, ma la prima volta che l'ho sentito dire mi sono
sorpreso... anzi che no :-)
Ah, è una forma dialettale che ogni tanto mi scappa!

Credevo che in tutta la Romagna la forma fosse compresa.
Tu non sei di Lugo (o Bagnacavallo) ?
Be' lì non si è mai sentita?

Bruno
Davide Pioggia
2005-06-09 01:36:03 UTC
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Post by Bruno Campanini
Ah, è una forma dialettale che ogni tanto mi scappa!
Sì, anche una mia amica originaria di Lugo, che ha girato tutto il mondo e
non torna da quelle parti da più di vent'anni, ogni tanto lo dice. Lo dice
persino un mio amico che è nato a Riccione e aveva la nonna di Cotignola.
Si vede che è una forma molto radicata.
Post by Bruno Campanini
Credevo che in tutta la Romagna la forma fosse compresa.
No, da noi non solo non c'è, ma sulle prime non viene neppure compresa.
Ora che mi ci fai pensare, mi sembra di averla sentita anche a Solarolo. A
Bologna mai, e mai sotto Cesena. Non saprei che dire di Ferrara. Mi hai
incuriosito: se trovo un po' di tempo mi metto a disegnare la mappa dell'"ho
rimasto". Chissà, magari facciamo qualche scoperta storica, qualche fossile
linguistico :-)
Post by Bruno Campanini
Tu non sei di Lugo (o Bagnacavallo) ?
Rimini. Però conosco abbastanza bene quelle zone.
--
Ciao,
D.
Sandra Zagatti
2005-06-09 14:55:03 UTC
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Post by Bruno Campanini
Ah, è una forma dialettale che ogni tanto mi scappa!
A chi lo dici. Quando sono all'estero (cioè oltre Forlimpopoli) mi ritrovo a
vergognarmene e a scusarmene spesso, ma è davvero radicatissima come
abitudine.
Oggi ti va meglio?
Ciao, Sandra
Bruno Campanini
2005-06-09 16:12:26 UTC
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Post by Sandra Zagatti
Post by Bruno Campanini
Ah, è una forma dialettale che ogni tanto mi scappa!
A chi lo dici. Quando sono all'estero (cioè oltre Forlimpopoli) mi ritrovo
a vergognarmene e a scusarmene spesso, ma è davvero radicatissima come
abitudine.
Oggi ti va meglio?
Ciao, Sandra
Oggi sì va meglio, grazie.
Solo non riesco a farmi capire; sarà la menopausa.

Circa l'aver rimasto mi par di scoprire, ripensandoci,
che noi l'usiamo quasi esclusivamente al passato prossimo,
prima persona singolare e plurale.
Non mi pare che direi "hai rimasto due figurine?" e
neppure "ha rimasto da tradurre cinque righe".
Mentre vanno via lisci come l'olio "ho rimasto una risma",
"abbiamo rimasto solo due panini".

Noi con rimanere abbiamo un rapporto del tutto
particolare, così come quando alla fine di un pranzo
durante il quale si è consumato tutto diciamo:
nihil inultum remanebit.

Ciao
Bruno
Sandra Zagatti
2005-06-09 19:16:41 UTC
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Post by Bruno Campanini
Oggi sì va meglio, grazie.
Solo non riesco a farmi capire; sarà la menopausa.
Oddio, a me sembra di averti capito ed anche bene: sarà la menopausa? :-(
Post by Bruno Campanini
Circa l'aver rimasto mi par di scoprire, ripensandoci,
che noi l'usiamo quasi esclusivamente al passato prossimo,
prima persona singolare e plurale.
In effetti è così, non ci avevo mai pensato.
C'è un altra abitudine verbale delle nostre parti che non mi pare diffusa
altrove: è il "saper fare a", in luogo di "esser capaci di". Ad esempio non
si dice quasi mai "non so cucinare" oppure "sai guidare la moto? ma "non so
fare a cucinare" e "sai fare a guidare la moto?"; divertentissimo, poi, a
mio parere, è il raddoppio (anche perchè doppiamente romagnolo!) tipo "sai
fare a fare la piadina"...

Un caro saluto,
Sandra
Bruno Campanini
2005-06-10 09:56:09 UTC
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Post by Sandra Zagatti
In effetti è così, non ci avevo mai pensato.
C'è un altra abitudine verbale delle nostre parti che non mi pare diffusa
altrove: è il "saper fare a", in luogo di "esser capaci di". Ad esempio
non si dice quasi mai "non so cucinare" oppure "sai guidare la moto? ma
"non so fare a cucinare" e "sai fare a guidare la moto?"; divertentissimo,
poi, a mio parere, è il raddoppio (anche perchè doppiamente romagnolo!)
tipo "sai fare a fare la piadina"...
Un caro saluto,
Sandra
Sì, un'altra stranezza della quale non sappiamo renderci conto.
Scrivendo ci accorgiamo subito che c'è un "fare" di troppo ma
nel normale colloquio son certamente rari "sei in grado di fare la piadina"
e "sei capace di fare la piadina".
Anche in dialetto c'è il raddoppio, però non con fare:
"a sit bona ad fe la pié?", "a sit bo ad guidé a mutor?".

Il dialetto, una variante di lingua che si sta perdendo.
Una volta prerogativa delle classi meno colte, oggi
parlata - o almeno conosciuta - da quelle più colte.
Quando mi trovo a parlare con l'idraulico, il giardiniere,
l'elettricista mi rivolgo loro in dialetto e le risposte son
sempre in italiano - anzi - in televisionese.

Ciao
Bruno
Davide Pioggia
2005-06-10 14:30:09 UTC
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Post by Bruno Campanini
Il dialetto, una variante di lingua che si sta perdendo.
Una volta prerogativa delle classi meno colte, oggi
parlata - o almeno conosciuta - da quelle più colte.
Quando mi trovo a parlare con l'idraulico, il giardiniere,
l'elettricista mi rivolgo loro in dialetto e le risposte son
sempre in italiano - anzi - in televisionese.
Credo che sia un fenomeno un po' più complesso.

Se tu ti rivolgi in dialetto ad uno che fa un mestiere "semplice"
(nell'immaginario collettivo, ché io non saprei sicuramente cambiare una
caldaia, e per questa ragione il mio idralico, giustamente, è molto più
ricco di me), o che ha una certa età, se costui ha l'impressione che tu stia
usando il dialetto per adeguarti al suo livello reagisce a quella sensazione
parlandoti in italiano, anche se fino a pochi secondi prima aveva parlato in
dialetto con tutti i suoi colleghi o con gli altri artigiani che stavano
lavorando assieme a lui.

Me ne rendo conto perché se abbiamo degli artigiani in casa o in azienda e
si rivoge a loro qualcuno che parla un dialetto *perfetto*, da vero
"madrelingua", quelli rispondono in dialetto, ma se lo faccio io basta anche
la più piccola esitazione e subito si passa all'italiano. Riesco a togliermi
la soddisfazione di fare delle belle chiacchierate in dialetto solo
concentrandomi e - soprattutto - "immedesimandomi", altrimenti mi trovo di
fronte a delle resistenze, che a volte hanno anche delle sfumature quasi
"snobistiche". Insomma, vengo "discriminato"! :-)
--
Ciao,
D.
Sergio(R)
2005-06-09 21:06:28 UTC
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On Thu, 09 Jun 2005 16:12:26 GMT, "Bruno Campanini"
Post by Bruno Campanini
Oggi sì va meglio, grazie.
Solo non riesco a farmi capire; sarà la menopausa.
Gasp! Te l'ha detto il tuo ginecologo? ;-)
--
Ciao
Sergio®
Davide Pioggia
2005-06-09 16:47:24 UTC
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Post by Sandra Zagatti
A chi lo dici. Quando sono all'estero (cioè oltre Forlimpopoli) mi ritrovo
a vergognarmene e a scusarmene spesso, ma è davvero radicatissima come
abitudine.
Già che ci siamo, da voi si dice «mi vado a dormire», o «mi vado a casa»,
ricalcando il dialetto «am vag a durmì» o «am vag a ca'»?

Ho sentito spesso quelle forme dialettali, e anche le corrispondenti
italianizzazioni, dalle parti di Lugo-Faenza, ma non so se arrivano fino a
Forlì.

Qui in riviera non ce n'è traccia.
--
Ciao,
D.
Karla
2005-06-09 18:14:37 UTC
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Post by Davide Pioggia
Già che ci siamo, da voi si dice «mi vado a dormire», o «mi vado a casa»,
ricalcando il dialetto «am vag a durmì» o «am vag a ca'»?
Per curiosità, come dite "me ne vado"?

k
Davide Pioggia
2005-06-09 18:25:16 UTC
Permalink
Post by Karla
Per curiosità, come dite "me ne vado"?
Qui da me credo proprio che non esista. Se uno se ne va dice semplicemente:
«a vag via» (vado via).

Però, ora che mi ci fai pensare, c'è un tipo che lavora con me che quando si
arrabbia grida: «me a m'ni vèg!» (cioè, appunto, "me ne vado"). Però non so
da dove l'ha preso, perché lo sento dire solo a lui.
--
Ciao,
D.
panurgo13
2005-06-10 10:33:01 UTC
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Post by Davide Pioggia
Già che ci siamo, da voi si dice «mi vado a dormire», o «mi vado a casa»,
ricalcando il dialetto «am vag a durmì» o «am vag a ca'»?
Certo! A Ravenna si dice "mi vado a letto" da "am veg a let" e "mi vado a
casa" da "am veg a ca'". Ovviamente si dice anche il famigerato "ho rimasto"
da "a'i'ho rmast"; so per certo che lo si dice anche a Forlì e
nell'Appennino forlivese. A scuola la mia maestra riuscì ad estirparmelo
completamente ed oggi mi ritrovo a dire frasi come "mi è rimasta una mela"
che nel resto d'Italia sono normali ma in Romagna sono decisamente
sussiegose. Come sempre, pitié pour nos erreurs, pitié pour nos péchés....
Peraltro pensavo che "ho rimasto" fosse usato in tutta